16 – RAGGIUNGERE MONESTEROLI ACCOMPAGNATI DALLA MELODIA DI UN PIANOFORTE

Le giornate FAI arrivano 2 volte l’anno, un pò come il cambio dell’armadio.

Queste giornate portano sempre con sé qualcosa di speciale, un senso di riscoperta e di curiosità.

Anche quest’anno l’invito annuale a riscoprire la bellezza paesaggistica e culturale del nostro paese non è mancato.

Il tradizionale appuntamento si è svolto in un’edizione speciale all’aperto vista la particolare situazione che sta affrontando il nostro paese.

E’ stato infatti possibile visitare alcuni dei tanti luoghi del cuore prenotandosi online direttamente sul sito del FAI.

Le giornate FAI del 27 e 28 Giugno si sono svolte a La Spezia rispettivamente a Monesteroli e a Ponzò.

A La Spezia è stata organizzata una camminata con partenza dalla chiesetta di S. Antonio sul Colle del Telegrafo fino al borgo di Monesteroli.

A Riccò invece è stata organizzata una camminata dal centro storico di Riccò fino raggiungere la frazione di Ponzò per una tappa all’oratorio di San Bartolomeo.

Io ho partecipato alla giornata FAI del 27 Giugno dedicata alla camminata fino all’inizio della scalinata grande di Monesteroli.

Per l’occasione sono stati organizzati gruppi di 12 persone con partenze scaglionate ogni 20 minuti e l’obbligo di prenotazione online con un sentiero per l’andata ed uno dedicato per il ritorno così da evitare assembramenti e incontri ravvicinati.

L’appuntamento era dunque sul Colle Telegrafo ed in particolare davanti alla piccola chiesetta di S. Antonio; così alle 10:00 con la mia vespetta 125 rossa ho raggiunto il punto d’incontro.

E’ facilmente raggiungibile in auto o in scooter in 10/15 minuti imboccando la strada che da Pegazzano porta a Biassa.

Raggiunta Biassa continuate a salire seguendo la strada principale asfaltata dopo una decina di tornanti vi ritroverete in uno spiazzo con davanti a voi il “Bar Ristorante Il Telegrafo”.

Bar Punto Pic Nic

Potrete parcheggiare qui la vostra auto oppure girare a sinistra e raggiungere direttamente la chiesetta, in questo modo vi risparmierete circa 1/1,5 km.

Chiesetta S. Antonio

La chiesetta di S. Antonio è dedicata agli alpini. Qui potrete trovare una fontana e un’area attrezzata per i pic-nic con bar annesso alla chiesa.

E’ da qui che sono partita con il mio gruppo e con relativi accompagnatori.

Abbiamo imboccato il sentiero 4, quello che scende proprio di fronte alla chiesa, seguendo così le indicazioni per tramonti.

Il primo tratto è tutto su strada carrabile ed attraversa un bosco caratterizzato da pini e lecci ma la strada è accessibile in auto solo a chi possiede terreni o casette in zona.

Proprio prima che il sentiero lasci la strada asfaltata per scendere sulla destra incontriamo il Menhir – prima tappa del percorso.

prima tappa menhir

Qui una ragazza, volontaria del gruppo FAI, si è resa disponibile a raccontarci la storia del Menhir.

Di fronte ad esso c’ è una posa, una serie di grossi massi che servivano come appoggio per le ceste dei vignaioli che si liberavano del carico portato in spalla e riprendevano fiato.

Sulla sommità del masso è presente un foro, una coppella dove era presente una croce che oggi non è più presente molto probamente è stata tolta da vandali o rubata.

E’ conosciuta anche come roccia del diavolo, Menhir del diavolo proprio perché si pensa che in una zona di questo tipo potevano essere svolte delle danze opera dei sabba legati alle streghe.. ma poi si entra nel folkloristico.

Però è interessante che un punto come questo che risale alla preistoria continui nel tempo a mantenere una funzione di riferimento perché questo che sia religioso o che sia una zona di posa è stato un punto di riferimento per chi passava di qua.

50 mt. più avanti sulla sinistra troviamo anche un piccolo rifugio in pietra ricavato nel terreno.

rifugio

Lasciamo questo luogo ricco di storia e prendiamo il sentiero 504 che scende in direzione Schiara – Monesteroli chiuso da un rudimentale cancello contro i cinghiali.

cartelli cai

Qui iniziamo a scendere percorrendo un’antica mulattiera in pietra arenaria, solo in un piccolo tratto bisogna fare particolare attenzione perché la scalinata è frenata per cui il percorso prosegue in uno stretto sentiero dove le numerose foglie secche sicuramente non aiutano.

Scendendo incontrerete sulla destra un piccolo rustico messo a nuovo, si tratta dell’ abitazione di un pianista milanese, che di tanto in tanto scende in Liguria.. Se sarete fortunati avrete la possibilità di essere accompagnati dalla melodia del suo pianoforte.

Questo renderebbe il percorso e l’esperienza di trekking ancora più unica e speciale.

indicazioni

Arriviamo ben presto ad un primo bivio proprio in prossimità della Fontana di Nozzano; Punto nevralgico della rete sentieristica di tramonti, ma non solo, di tutta la zona che va da tramonti alle Cinque Terre.

I sentieri che oggi noi percorriamo per diletto o per fare footing, trekking fino a 40 anni fa, anche 50, venivano percorsi per necessità perché c’era una sorta di transumanza.

La gente di Biassa veniva infatti verso il mare, oltre i monti e portando con sè alcuni animali quali ad esempio le galline, caprette, conigli.. e si trasferivano dalla parte di qua da fine Giugno ad Ottobre (terminava la permanenza nella zona di Tramonti con la vendemmia e poi vino fatto si ritornava nell’habitat naturale di Biassa.)

Molte famiglie che si trasferivano, si pensi ad esempio a chi lavorava in arsenale percorrevano tutti i giorni il tratto da Monesteroli/Schiara a La Spezia.

Questo era uno dei punti in cui avvenivano gli scambi ed era uno dei principali punti di incontro.

Un sentiero che oggi passa nelle fresche querce fino a 60 anni fa era totalmente coltivato. I numerosi muretti a secco erano terreni coltivati da 0 a 400 mt.

Qui dalla fonte siamo all’incirca a 344 mt. e questa rappresenta la seconda tappa del percorso.

Si tratta di una fontana di pietra arenaria costruita nel 1805 dall’esercito napoleonico e dotata di due lavatoi.

Fino a pochi decenni fa le donne di Biassa e di Campiglia venivano a fare il bucato proprio nelle vasche di questa fontana.

Il sentiero 4 qui prosegue per Schiara, noi invece imbocchiamo il 4d per Monesteroli, proseguendo a destra sulla mulattiera.

Il sentiero inizia a scendere tra piccoli vigneti coltivati in fazzoletti di terra e vegetazione mediterranea.

Man a mano che si scende il panorama si apre sul mare, è possibile vedere la Palmaria e il Tino sulla sinistra e fino a Punta Mesco sulla destra con in primo piano il paese di Fossola.

vista sulla palmaria

Scendendo si comincia a scorgere in mezzo al mare anche lo scoglio del ferale con la sua caratteristica croce bianca sulla sommità.

Superiamo il “vespino”, un vecchio impianto di una teleferica oggi in disuso e cominciamo ad intravedere sotto di noi i tetti del borgo di Monesteroli.

tetti del borgo di monesteroli

La discesa comincia a farsi sempre più ripida ma questo è solo l’inizio e questi scalini non fanno ancora parte dei 1.100 che caratterizzano la scalinata grande di Monesteroli.

Con il gruppo ci siamo fermati qui, era a discrezione dei partecipanti raggiungere il borgo.

tote bag zerounottosette
zerounottosette

Erano le 13:00 e faceva veramente caldo.. avendola percorsa poco più di un mese fa ho deciso di rientrare con il mio gruppo anche perché molto probabilmente non sarebbe stato corretto nei loro confronti.

Precedentemente ho raggiunto Monesteroli tramite il sentiero che parte da Fossola, trovate QUI l’articolo con tutte le informazioni e i dettagli.

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