MUSEO ETNOGRAFICO

Il Museo Etnografico di La Spezia è ospitato all’interno del Museo Diocesano, situato al civico 156 di Via del Prione.

Costruito a fine ‘800 ed inaugurato ufficialmente nel 1906, questo Museo è dedicato a Giovanni Podenzana, etnografo, naturalista, musicista e primo conservatore dei musei civici di La Spezia alla fine dell’800. Dal 2005 è ospitato nella nuova sede dell’ex oratorio quattrocentesco di San Bernardino, nel centro storico della città.

Al suo interno sono custoditi più di 1000 oggetti provenienti dalla Val di Vara e dalla Val di Magra costituiti per lo più da tessili e lignei (quelli esposti in sala sono solo una piccolissima parte della Collezione).

Giovanni Podenzana ed alcuni suoi intermediari esplorarono la Lunigiana, dai confini con il Cinquale fino all’attuale provincia di Genova spingendosi quasi fino alla Valle del Taro, quindi una zona immensa, alla ricerca di busti, corsetti usati dalle donne quotidianamente, attrezzi per la filatura, ma anche quelli agricoli, per la caccia e per la pesca.

Insomma, tutto ciò che serviva alla vita quotidiana di queste persone che vivevano un’ economia agricolo-pastorale di sussistenza.

Tutti gli oggetti esposti raccontano gli usi, i costumi, le tradizioni e il modo di vita di un territorio le cui scarse risorse economiche costrinsero per molti anni all’emigrazione stagionale, causando così l’abbandono delle campagne e della montagna.

Giovanni Podenzana fece sue, quelle che erano le direttive impartite da Lamberto Loria, che allora, agli inizi del ‘900 stava costituendo un museo a Roma, così egli da un primo periodo di interesse verso l’etnografia esotica, quella collezionata in Australia ed in altre parti del mondo.. A Spezia si dedicò alle genti locali, alla regione storica della Lunigiana, trascorrendo numerose settimane, soprattutto nei periodi estivi, a cercare nei piccoli borghi, quelli più veri, quelli ancora incontaminati gli oggetti della vita quotidiana da almeno due o tre secoli.

Parliamo di oggetti religiosi, ma non solo.. anche utensili da cucina, oggetti utilizzati dalle donne per la filatura e la tessitura domestica.

Ogni oggetto qui ha una vita e una storia a se..

LA VITA DI CASA

L’insieme degli utensili e delle stoviglie da cucina è quello che mostra meglio il senso della vita quotidiana nella casa rurale ottocentesca.

Il materiale predominante come s può evincere è il legno; la pietra arenaria era utilizzata per i testi, in alternativa alla terracotta e ai mortai.

Solo poche famiglie benestanti utilizzava ceramiche e metalli.

Gli oggetti ad uso domestico, poveri e limitate fanno capire l’estrema frugalità della cucina contandina; veniva utilizzato un unico grande recipiente di legno o di terracotta per il pasto.

Gli utensili di rame erano acquistati durante le fiere di paese oppure nei mercati e provenivano dalla Toscana, dalla Romagna e dalla Lombardia.

Spesso quest’ultimi venivano utilizzati per sistemare le stoviglie che si rompevano.

I JEANS

I jeans rappresentano il pezzo forte del museo.

Infatti, si può notare che nel museo sono parecchi i manufatti tessili e tra questi c’è parecchia stoffa di Jeans, o meglio l’antenata di quella di oggi.

La storia del jeans è una storia molto lunga, che affonda le sue radici nell’Italia e nell’Europa del Medioevo, quando il cotone iniziò ad essere utilizzato maggiormente rispetto alla lana, perchè vi era più disponibilità di cotone che non di lana.

Il jeans affonda quindi le sue radici in quelle stoffe durevoli e resistenti che vengono comunemente chiamate fustagni, che all’ epoca non erano tinte con l’indaco, ma avevano delle colorazioni marroncine o gialline e che poi proprio a Genova trovarono la tintura dell’indaco.

Indaco che arrivava in abbondanza dalle colonie al porto di Genova.

Soprattutto sulle alture dei paesi che circondano il Golfo di La Spezia, quindi Quaratica, Val di Pino, Riccò del Golfo da alcuni censimenti ottocenteschi, risulta che il telaio esisteva ed era utilizzato in tutte le case.

Venivano tessuti al telaio queste pezze, queste stoffe fatte di cotone, di canapa soprattutto, c’erano dei piccoli appezzamenti che potevano essere comunitari o familiari di canapa in cui si produceva questa stoffa molto resistente.

Testimoniata poi dalle collezioni del Museo Etnografico, noi questa stoffa la ritroviamo negli abiti da lavoro, da festa perchè dobbiamo dire che non era come oggi, che l’armadio è ricolmo di capi d’abbigliamento.

Una volta gli abiti erano due, quello da lavoro e quello da festa, e soprattutto le parti basilari come la gonna erano quelle utilizzate sia nei giorni festivi che nei giorni feriali.

INFORMAZIONI UTILI

Dopo la visita non abbiate fretta di andare via, ma fermatevi a visitare il Museo Diocesano situato nello stesso stabile ai piani inferiori.

Il Museo, grazie alla presenza si un’ascensore è visitabile con passeggini.

Il costo del biglietto pari ad Euro 4,50 è comprensivo della visita ad entrambi i musei.

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *